A cura della Società Italiana di Ginecologia della Terza Età (SIGITE) e Società Italiana per la Menopausa (SIM) riguardo l’articolo pubblicato dal gruppo di epidemiologi guidati da Valerie Beral (1), che avevano già pubblicato il famoso Million Women Study (MWS) (2), studio retrospettivo di coorte, che in sé contiene tutte le pecche e le incertezze di questo tipo di studi (3).

Recentemente ha destato grande attenzione, sulla stampa medica e non, una pubblicazione sulla rivista LANCET di una metanalisi che riporta un aumento del rischio mammario in seguito all’uso di terapie ormonali sostitutive (TOS) a base di estrogeni e progestinici e di soli estrogeni. L’aumento del rischio viene riportato anche durante i primi anni (anni 1-4)di utilizzo della TOS e viene riferito essere presente anche anni dopo l’interruzione della TOS. L’aumento del rischio di cancro mammario in seguito a TOS nelle donne obese in menopausa non viene riportato, presumibilmente perché,dato già noto da tempo, queste donne hanno già per la loro condizione di sovrappeso/obesità, un aumento del rischio di questo tumore, che si confonde con il rischio connesso all’uso della TOS. L’uso di terapia estrogenica per via vaginale non risulta associato ad aumento del rischio di cancro mammario.

Un dato riportato su cui porre attenzione è rappresentato dall’aumento del rischio di cancro mammario in donne giovani che fanno uso di TOS. Va tenuto presente che la menopausa precoce (sotto i 45 anni) rappresenta un importante fattore di rischio cardio-vascolare, di osteoporosi e fratture correlate e di sviluppo di problemi degenerativi a livello del sistema nervoso centrale. In questa condizione, la TOS viene raccomandata, almeno fino al momento dell’età media di insorgenza della menopausa (51 anni).

In questa pubblicazione su LANCET, inoltre, la maggio parte dei casi presentati si riferisce a studi con terapie non più rappresentative del contesto clinico attuale dal punto di vista della composizione farmacologica (ad es., per il tipo di progestinico, essendo soprattutto analizzati studi con medrossiprogesterone acetato o noretisterone, il cui utilizzo è caratteristico del Nord Europa). Inoltre, gli studi analizzati sono soprattutto di tipo osservazionale, quindi con probabili imprecisioni di tipo metodologico, le quali non possono essere escluse con certezza. Il concetto fondamentale resta, come sempre, la personalizzazione della terapia, scegliendo la TOS in base a composizione farmacologica, inizio e durata di utilizzo, rispetto alle caratteristiche di ogni paziente singola.

IN CONCLUSIONE:
– Non è chiaro da dove siano stati ricavati parte dei dati presentati. I dati sono stati comunque desunti da vecchi studi, gravati da importanti bias ed imprecisioni, che ne minano l’autorevolezza.
– Le terapie ormonali cui si riferisce lo studio erano terapie utilizzate 25-30 anni or sono, soprattutto in Nord Europa e Nord America con dosi di estrogeni elevate e combinate con progestinici come medrossiprogesterone acetato o noretisterone, da tempo non più utilizzati o commercializzati in Italia.
– Il progesterone naturale e molti progestinici (drospirenone, dienogest, didrogesterone) hanno profili di sicurezza completamente diversi.
– I risultati dello studio non si applicano alle terapie utilizzate oggi e quindi non sono rappresentativi del contesto clinico attuale.
– Nella pratica clinica la chiave resta la personalizzazione della TOS scegliendo tipo, dosi e via di somministrazione, in base alle caratteristiche ed alle esigenze della singola donna.